sala Picasso
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intero € 15; ridotto € 10
Spettacolo consigliato dai 16 anni
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Dennis Nilsen
Il lavoro prende ispirazione dalla figura di Dennis Nilsen, serial killer inglese che nella sua autobiografia "History of a Drowning Boy" ricostruisce con lucidità rituale dodici omicidi compiuti nell’arco di cinque anni, all’interno di una quotidianità mai scalfita da sospetti o denunce. Nessun corpo reclamato, nessuna scomparsa segnalata, nessuna frattura apparente: l’orrore si consuma nella normalità assoluta.
Il progetto non intende ricostruire una vicenda criminale, ma interrogare la banalità crudele della solitudine e il vuoto affettivo che attraversa una società incapace di riconoscere ciò che resta ai margini. L'Inghilterra a cavallo tra gli anni '70 e '80, attraversata da icone ribelli e fughe giovanili, ma ancora rigidamente normata sul piano familiare e identitario, diventa il contesto silenzioso in cui l'isolamento si trasforma in rituale, e il bisogno di relazione in possesso.
La figura di Nilsen è assunta come
dispositivo drammaturgico, non
come soggetto da giudicare: un
prisma attraverso cui osservare la
costruzione di una normalità deviata,
in cui amore e morte, desiderio e
annientamento, convivono senza
soluzione. Archetipi antichi,
stereotipi reiterati e immagini
speculari si intrecciano in una danza
di sdoppiamenti, trasfigurazioni e
ripetizioni che abitano quello spazio
vasto e senza tempo che è l’animo
umano.
In scena tre danzatori –
due uomini e una
donna, di età diverse –
indossano per l’intera
durata della
performance la stessa
maschera integrale.
Non rappresentano
personaggi distinti, ma
le tre funzioni, le tre
anime attraverso cui il
protagonista si
percepisce e si
racconta: agente,
agito, osservatore.
La coreografia si
articola in un
capovolgimento
costante dei ruoli,
elaborando il
meccanismo di
passività e reattività
come forma estetica e
poetica. L’assenza di
attività muscolare, il
lavoro sul peso, sul
movimento
scheletrico, sulla
caduta, sulla
manipolazione del
corpo proprio e
dell’altro costruiscono
una partitura fisica
eclettica, segnata da
cambi rapidi e da un
montaggio di ambienti
che richiama il
linguaggio
cinematografico.
Scene, movimenti e paesaggi sonori ricostruiscono il percorso ossessivo e circolare del protagonista fino al punto di rottura: lo svelamento, la caduta della maschera, il confronto inevitabile con una società che può finalmente esorcizzare il male, imprigionandolo e riconoscendone con sgomento l'aspetto ordinario, comune.
produzione
SPACCA / Sanpapié
coreografia e regia
Lara Guidetti
con
Sofia Casprini
Gioele
Cosentino
Fabrizio Calanna
drammaturgia
Saverio Bari
in
collaborazione con
Gianluca Bonzani
elaborazioni sonore e sound design
Marcello Gori
maschere
Maria Barbara De Marco
scene
Maria Croce
costumi
Fabrizio Calanna
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
spettacolo consigliato dai 16 anni
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